Intervista orizzontescuola.it – 15 lug 2019 – di Vincenzo Brancatisano

Il dettato serviva a puntualizzare l’uso di una fonetica e il riassunto creava in un alunno la capacità di sintesi, oggi non c’è più.

Questi esercizi importanti si sono persi. Elvira Serafini, segretaria nazionale dello Snals, risponde ai gravi quesiti indotti dall’ultimo rapporto Invalsi.

Gli studenti italiani non ne escono bene e di riflesso neppure i professori e l’organizzazione scolastica. I temi però meritano un’ampia riflessione che consenta di guardare con ampio respiro al contesto delle situazioni, poiché le prove invalsi, puntualizza Serafini, “non sono come le analisi di laboratorio, dove metto una provetta e ho subito un risultato oggettivo”.

Professoressa Elvira Serafini, i risultati delle prove Invalsi sulla qualità degli apprendimenti scolastici quest’anno sono sulla bocca di tutti.

“Sì, quest’anno sembra che l’attenzione mediatica sui risultati dell’Invalsi sia massima”.

Qual è il suo pensiero in merito all’utilità delle prove?

“Sono prove valide ma vanno contestualizzate e di sicuro dovrebbe essere rivisto sia il sistema dell’impostazione delle prove sia anche la valutazione”.

Comunque si tratta di risultati non sono positivi e da qui occorre partire. Ne esce una situazione non buona in generale, con una spaccatura tra le scuole del Nord e quelle del Sud, dove i risultati sembrerebbero imbarazzanti.

“Scendendo nello specifico, come si legge vengono fuori delle critiche sul piano dell’impegno dei docenti e questo non è assolutamente vero. Anzi l’impegno dei docenti è uguale su tutto il territorio nazionale, ma sui contesti, soprattutto sul contesto economico. Tutte le iniziative e gli impulsi che possono avere gli alunni che godono di uno stato economico positivo e che vivono la situazione di una famiglia agiata aiuta gli stimoli e facilita gli apprendimenti, dunque il gap denunciato è legato alla situazione della regione, delle province, dei comuni dove sono situate le singole scuole. Ecco allora che occorre contestualizzare prima di parlare e di dare la responsabilità ai docenti e ai dirigenti scolastici. Occorre guardare la situazione con ampio respiro e nello specifico guardare ad esempio anche al numero degli alunni per classe, che incide sulla possibilità di ottenere buoni risultati. Sono tanti i fattori importantissimi che andrebbero valutati. Non si può immaginare la prova Invalsi come un’analisi di laboratorio, dove metto la provetta e viene fuori un risultato. Si pensi al precariato. Serve un’attenzione maggiore al precariato. Se il docente ha una continuità con i propri alunni è logico che si avrebbero risultati migliori”.

Non solo precariato.

“Vede, la scuola è fatta di tante agenzie che interagiscono tra loro. Si pensi alle attrezzature che vengono fornite alle scuole dai Comuni del Nord. Queste non sono le stesse di quelle che vengono offerte dai Comuni alle scuole del Sud. Pensiamo alle palestre, ai cineforum, ai musei. Guardiamo poi alle periferie dell’estremo Sud, con i genitori che devono fare tutto da soli, che si ritrovano senza alcun supporto sulla didattica, sugli strumenti che possono migliorare la didattica. Spesso non ci sono i pulmini e ci si deve affidare ai nonni, quando ci sono. Dunque, davvero occorre guardare non solo alla prova invalsi ma al contesto in cui si vive, si insegna e si studia”.

Torniamo ai risultati Invalsi. Si parla, per gli studenti, di difficoltà di comprensione di ciò che si legge.

“Se uno studente ha difficoltà nella lettura, come oggi si denuncia, allora guardiamo alle riforme che hanno investito la scuola”

A che cosa si riferisce, nello specifico?

“Le riforme che si sono susseguite non hanno fatto che creare un indebolimento dell’istruzione. Certo, tutto questo si è verificato su tutto il territorio nazionale, ma in alcune regioni ancora di più. Penso al cambiamento del fare scuola. Le varie riforme che hanno modificato la didattica hanno portato a questi risultati e all’appiattimento dei cervelli”.

Sta alludendo alle novità didattiche definite con termini inglesi, come la Flipped classroom e le altre novità mirabolanti…

“Sì, penso a questo. La classe rovesciata e altre novità pedagogiche e tecnologiche hanno contribuito a tutto questo. Saranno anche importanti, ma il dettare il dettato serviva a puntualizzare l’uso di una fonetica, il riassunto creava in un alunno la capacità di sintesi. Oggi tutto questo non c’è più. Questi esercizi importanti si sono persi”.

Dunque, migliorare la situazione potrebbe paradossalmente essere secondo lei più facile di quanto sembri. Basta tornare al dettato e al riassunto.

“Non basta, e non siamo contrari alle tecnologie, anzi chiediamo anche per la scuola primaria e per quella dell’infanzia il tecnico informatico, ma non dobbiamo perdere di vista l’importanza del leggere, scrivere e far di conto e delle attività didattiche che fanno sviluppare le capacità logiche, cognitive, di espressione. Bisogna abituare gli alunni al pensiero critico, siamo contrari all’appiattimento dei cervelli”.

Alcune Regioni, d’intesa con il Governo, individuano nella regionalizzazione dell’istruzione una possibile chiave di volta per migliorare la situazione scolastica.

“Non c’è bisogno della regionalizzazione, serve semmai un potenziamento dell’istruzione su tutto il territorio nazionale. Occorre intervenire per dare a tutti la stessa opportunità. Siamo contrari all’autonomia differenziata sulla scuola. L’Italia non si può dividere, l’istruzione deve essere uguale in tutta Italia e fornire le stesse opportunità a tutti e anzi potenziandole nelle zone del Paese che vivono le maggiori difficoltà. Il potenziamento solo all’interno della propria regione non va bene, il Miur non può perdere il potere amministrativo, politico e decisionale sulla scuola e cedere la governance alle Regioni. Lo dice la Costituzione, non se lo inventa lo Snals”.

Intanto scoppia un’altra grana nel mondo dell’istruzione. Il Tar del Lazio annulla il concorso quasi ultimato per dirigenti scolastici, il Consiglio di Stato su ricorso del Miur sospende la decisione del Tar, in attesa di valutare il merito delle dichiarate irregolarità.

“Eravamo tranquilli di come il Miur, con cui pure abbiamo parlato, avrebbe gestito la sospensiva presso il Consiglio di Stato. È chiaro che fino a quando non sarà uscita una sentenza definitiva ci sarà incertezza. Ma ora andiamo avanti e i colleghi li sento più tranquilli”

I ricorrenti sostengono invece che ora il Consiglio di Stato potrebbe approfondire il merito di alcuni motivi di ricorso e dare ragione a loro

“Lasciamo alla magistratura l’esame reale della situazione. I pregiudizi sono tanti ma dev’essere la magistratura a risolvere il problema. Se ci dovessero essere dei riscontri diversi, ovvero una sentenza negativa per i vincitori di concorso, chiederemo al ministero di prendere una decisione. Non possono pagare i colleghi”.

Però non possono pagare neppure coloro ai quali la magistratura dovesse dare ragione.

“Lo Snals chiede una soluzione per tutti, anche per i colleghi che sostengono dia aver subìto una disparità di trattamento. È una situazione difficile e lo è stata anche nella fase della gestione delle prove. Pensiamo alla Sardegna, dove i candidati hanno avuto sessanta giorni in più per prepararsi, una grossa situazione di disparità. Servirà una gestione politica della situazione anche perché c’è un problema serio, con un numero elevato di scuole prive di dirigenti. Il numero di queste scuole aumenterà per i pensionamenti, sia per quelli da quota 100 sia per quelli da raggiunta età pensionabile. Una soluzione politica servirebbe a sanare questa situazione e a soddisfare la grande richiesta di dirigenti nelle scuole italiane”.

Quello che lei dice richiama lo spirito dell’ordinanza del Consiglio di Stato che, nel sospendere in via cautelare l’ordinanza del Tar, ha premiato l’interesse pubblico a procedere con il concorso. Ma il Consiglio di Stato ha puntato sul periculum in mora evitando, si sostiene, di occuparsi almeno per il momento del fumus boni iuris dei ricorsi, cioè, in buona sostanza, dei diritti dei ricorrenti. Cosa ne pensa?

“Abbiamo apprezzato lo spirito dell’ordinanza perché è uno spirito costruttivo, in aderenza con lo spirito del Paese. Sarebbe auspicabile, ora, avere una sentenza definitiva con una decisione definitiva sugli assunti”.

Nel corso della mattinata del 12 luglio 2019 si è tenuto il terzo incontro di informativa sulle assunzioni in ruolo del personale docente per l’a.s. 2019/20.

L’Amministrazione, in premessa, ha informato le OO.SS. che i numeri sulle operazioni di immissione in ruolo saranno resi noti all’inizio della prossima settimana. Martedì prossimo avverrà l’incontro con i Direttori Regionali per coordinare le varie operazioni.

Riportiamo di seguito quanto emerso in merito alle criticità sollevate durante il precedente incontro:

1)    i posti lasciati liberi per le domande di pensione di cui alla “quota 100” saranno utilizzati solo per le utilizzazioni, le assegnazioni provvisorie e le supplenze. A tal riguardo, dietro forte sollecitazione dello SNALS, l’Amministrazione si è riservata una ulteriore pausa di riflessione che verrà sciolta a breve;

2)    gli eventuali esuberi di posti che si possano verificare a livello regionale su alcune classi di concorso non verranno sottratti dal contingente complessivo di posti da immettere in ruolo;

3)    non sarà possibile il cambio di provincia per i docenti FIT di cui al DM 631/18. A tal riguardo, dietro forte sollecitazione dello SNALS, l’Amministrazione si è riservata una ulteriore pausa di riflessione che verrà sciolta a breve. Sull’argomento è stato anticipato all’Amministrazione l’invio di una imminente richiesta unitaria al Capo di Gabinetto per sollecitare una soluzione positiva della questione.

4)    resterà il blocco quinquennale alla mobilità per gli assunti da DM 631/18;

5)    i docenti FIT non verranno cancellati all’esito delle loro nomine in ruolo dalle altre graduatorie FIT 2018 pubblicate successivamente alla loro nomina;

6)    i docenti FIT non saranno immediatamente cancellati, ma solo in esito al positivo superamento della prova.

7)    i diplomati magistrali con clausola risolutoria espressa potranno restare sulla sede di servizio occupata se in turno di nomina da concorso straordinario. Per poter raggiungere questo risultato è stato necessario modificare il CCNI sulle utilizzazioni ed assegnazioni provvisorie da poco sottoscritto: la modifica prevede che i docenti assunti in ruolo da concorso straordinario possano, appunto, fare domanda di utilizzazione, anche interprovinciale, per il posto ricoperto nell’a.s. 2018/19.

L’Amministrazione si è impegnata a far inserire in un prossimo atto normativo la possibilità che:

  • i diplomati magistrali ante 2001/02, già immessi in ruolo con riserva, restino con supplenza sul medesimo posto occupato anche in caso di risoluzione del contratto a seguito di sentenze di merito negativa emessa in corso di anno scolastico;
  • gli idonei al concorso ordinario del 2016 possano essere assunti in ruolo per scorrimento anche dall’a.s. 2020/2021 in poi;
  • venga eliminato il blocco quinquennale alla mobilità per gli assunti da DM 631/18.

Nel corso dell’incontro è stato comunicato che nella prossima settimana si svolgerà l’informativa anche per quanto riguarda le assunzioni del personale ATA.

Per quanto riguarda il secondo punto di informativa, previsto nella odierna convocazione, relativo all’attuazione dei GIT (Gruppi per l’Inclusione Territoriale) di cui all’art. 9 del D.Lgs. 66/17, si è convenuto con l’Amministrazione di soprassedere in attesa del nuovo dettato normativo, attualmente in discussione presso le competenti Commissioni Parlamentari, che li vedrà a breve modificati nella loro composizione e finalità.

Infine, visto che il prossimo 1° settembre cadrà di domenica, si è chiesto che l’Amministrazione provveda ad individuare le modalità più opportune per fornire istruzioni alle scuole garantendo la decorrenza giuridica ed economica del contratto fin da detto giorno.

personale ata

Riportiamo la proposta unitaria inerente l’oggetto e inseriamo in area riservata la proposta unitaria:

Personale ATA: la nostra proposta unitaria per la sua valorizzazione in coerenza con l’Intesa del 24 aprile 2019

 I punti qualificanti della proposta presentata da FLC CGIL, CISL Scuola, Federazione UIL, Scuola RUA, SNALS Confsal, Gilda-Unams al Capo di Gabinetto del MIUR

A seguito dell’incontro tenuto il 20 giugno scorso al Miur con il Capo di Gabinetto, Dott. Chiné, le organizzazioni sindacali hanno presentato unitariamente una proposta per la valorizzazione complessiva del personale ATA, in coerenza con l’Intesa politica siglata il 24 aprile scorso.

Per quanto riguarda gli Assistenti amministrativi facenti funzione di DSGA, la proposta presentata è rivolta a definire un percorso semplificato e riservato parallelo al percorso ordinario che valorizzi il lavoro svolto dai facenti funzione in tutti questi anni in cui hanno contribuito fattivamente al funzionamento delle scuole.

È una proposta articolata che tiene conto del servizio svolto negli ultimi tre anni (compreso quello in corso) in sostituzione del DSGA, mettendo a disposizione fino al 50% dei posti liberi in organico.

Inoltre si propone di riavviare le procedure contrattuali che consentono la progressione di carriera – cioè la mobilità professionale – e la formazione per la riattribuzione delle posizioni economiche.

Si è chiesto, pertanto, il proseguimento del tavolo di confronto ai fini di una possibile e sollecita soluzione normativa che concretizzi e dia piena attuazione ai contenuti dell’Intesa politica.

Roma, 9 luglio 2019

FLC CGIL CISL FSUR UIL Scuola RUA SNALS Confsal GILDA Unams
Francesco Sinopoli Maddalena Gissi Giuseppe Turi Elvira Serafini Rino Di Meglio

La VII commissione Istruzione del Senato, nella seduta del 5 luglio scorso, ha concluso l’iter del DDL nn. 763 e conn. (abolizione chiamata diretta docenti – rel. Barbaro) con l’approvazione dell’emendamento 1.100 – Granato, Floridia, Vanin, Montevecchi, Russo, Corrado, De Lucia, Marilotti.

Lo Snals-Confsal ha sempre contestato la legge 107/15 e da tempo ha denunciato le incongruenze di un processo riformistico che, nell’ignorare le ragioni della specificità ed atipicità della scuola, tende a fare dell’insegnamento un’attività meramente esecutiva, da misurare e valutare sulla base di freddi ed aridi risultati, con criteri ed indicatori non sempre affidabili ed in ogni caso estranei alle dinamiche del dialogo educativo.

La conclusione sarà l’abolizione della chiamata diretta, come auspicato dallo Snals-Confsal.

Lo Snals-Confsal ha partecipato con sue osservazioni che riportiamo di seguito: Chiamata_diretta_osservazioni_SNALS

Roma, 10 lug. 2019 –  Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il vicepremier Luigi Di Maio hanno ricevuto la delegazione della Confsal, composta dal Segretario generale, Angelo Raffaele Margiotta e dal Segretario generale dello Snals-Confsal, Elvira Serafini, nel previsto incontro a Palazzo Chigi con le OO.SS. autonome. Nel corso della riunione si è parlato anche di scuola e di autonomia differenziata.
“Abbiamo espresso con fermezza tutta la nostra contrarietà sulla questione dell’autonomia differenziata e, soprattutto, sul modo in cui si sta affrontando un tema così delicato per le sue implicazioni profonde” ha dichiarato Elvira Serafini, Segretario generale Snals-Confsal.

“Al Presidente Conte abbiamo ricordato che, firmando l’Intesa del 24 aprile scorso con i sindacati, si è impegnato a garantire l’unitarietà del sistema scolastico italiano e la salvaguardia dell’identità culturale del Paese – ha proseguito Serafini – e che quella firma rappresenta una sua precisa responsabilità a impedire soluzioni peggiorative nel campo dell’istruzione”.
“Più volte abbiamo espresso la nostra visione sul tema dell’autonomia differenziata -continua il Segretario – sul quale pensiamo che manchi tuttora un dibattito pubblico serio nel Paese e in Parlamento.
Non sono stati affrontati temi a monte, che definiscano la cornice generale normativa, anche per l’aspetto del federalismo fiscale. Non sono stati definiti, attraverso un percorso trasparente e condiviso, i livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione, che riguardano i diritti civili e sociali di tutti i cittadini e che devono essere garantiti alla stessa maniera su tutto il territorio nazionale.
La giusta direzione degli interventi nel settore dell’istruzione è verso il superamento dei divari territoriali esistenti e riguardanti gli esiti formativi, il tempo scuola, l’adeguatezza delle strutture e i servizi resi dagli enti locali”.
“Ecco perché – ha concluso Serafini – le recenti affermazioni del ministro Bussetti che convincerà i sindacati, sicuramente non ci faranno cambiare rotta.”

Concorso dirigenti scolastici, Consiglio di Stato:  accolta richiesta di sospensiva presentata dal Miur

 

Il CdS nell’udienza di stamani che fa seguito all’appello presentato dal Miur alla sentenza del Tar del 2 luglio scorso ha accolto la richiesta di sospensiva sull’annullamento del concorso a dirigente scolastico decretato dal Tar Lazio la scorsa settimana. La notizia è stata data dallo Stesso Ministro Bussetti su Facebook

Ricordiamo che il TAR aveva annullato per incompatibilità di tre commissari:

  • due perché formatori coinvolti in corsi per i dirigenti scolastici
  • un terzo perché sindaco, carica non compatibile con quella di commissario

Il Ministero ha risposto ritenendo non fondate le motivazioni del Tar

Il CdS ha accolto la richiesta di sospensiva, il concorso, quindi, potrà proseguire in attesa della sentenza nel merito per la quale ci vorranno anni.

Se la tempistica sarà rispettata, la graduatoria dovrebbe  essere stilata entro il 15 di luglio. Entro il 25 luglio, il MEF dovrebbe dare il consenso per le assunzioni, in modo da avere i nuovi dirigenti nelle scuole  per il 1 settembre 2019.

Il messaggio di Bussetti

“Bene la sospensiva del Consiglio di Stato. Procederemo ora senza indugio con la pubblicazione della graduatoria e le assunzioni. So quanto hanno studiato i vincitori. Ci sono passato: ho fatto anche io questo concorso anni fa. La scuola italiana non può aspettare, ha bisogno di nuovi dirigenti scolastici per guidare i nostri istituti e superare il fenomeno dannoso delle reggenze. Glieli daremo.”

 

Lo Snals Confsal continuerà ovviamente semprea battersi  per garantire i diritti dei vincitori e di tutti coloro che hanno lamentato situazioni di oggettiva difficoltà e disparità di trattamento

Riteniamo come sempre prioritaria la difesa della legalità e la tutela dei diritti di tutti i lavoratori.

 

 

 

Si è svolta oggi l’udienza del Consiglio di Stato sull’appello proposto dal MIUR per la riforma della sentenza Tar del 2 luglio scorso.

La pubblicazione della decisione è prevista per domani.

Durante l’udienza il Consiglio, che per la decisione finale si riunirà in plenaria con tutti i presidenti del CDS, ha mostrato grande e costante attenzione a tutti gli elementi forniti dalle parti. Non vi sono al momento elementi per fare ipotesi sugli orientamenti del superiore organo della giustizia amministrativa.

Confidiamo in un provvedimento cautelare che dia la possibilità di proseguire l’iter concorsuale poiche’ l’udienza di merito potrebbe arrivare fra anni e solo allora sarà decisa in via definitiva il destino del concorso.

In tal modo le prove orali potranno continuare a svolgersi regolarmente e le graduatorie potrebbero essere disponibili per fine luglio consentendo l’assegnazione delle sedi ai vincitori.

Lo Snals Confsal si batterà come sempre per il rispetto della legalità e per garantire i diritti dei vincitori e di tutti coloro che hanno lamentato situazioni di oggettiva difficoltà e disparità di trattamento

 

Elvira Serafini, Segretario Generale Snals Confsal, sull’autonomia differenziata – Comunicato stampa

 

 

 

Roma, 8 lug. 2019 –“Sul tema dell’autonomia differenziata nel settore dell’istruzione –ha dichiarato Elvira Serafini, Segretario Generale dello Snals Confsal- abbiamo già espresso più volte tutte le nostre riserve. Siamo contrari a ogni processo che metta a rischio l’unitarietà del Paese e del suo sistema scolastico, che sono espressione della sua identità culturale.

Per questo non accettiamo le dichiarazioni del ministro Bussetti che aprono improvvisamente a una regionalizzazione sul modello trentino o valdostano.

Sul tema dell’autonomia differenziata – ha proseguito Serafini- non c’è alcuna condivisione sul terreno politico, giuridico e sociale nel Paese. C’è bisogno di un dibattito parlamentare serio e approfondito.

Inoltre, si ascoltano dichiarazioni e battute inopportune verso i sindacati e i lavoratori della scuola. In gioco non ci sono scambi tra PAS e autonomia, come qualcuno ha voluto insinuare, mentre servono piuttosto stime finanziarie attendibili e documenti scritti da discutere e valutare

Il 2 luglio, ha avuto luogo l’audizione informale dello Snals-Confsal e degli altri sindacati, convocati presso la VII Commissione  del Senato per discutere in merito allo schema di decreto legislativo concernente disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66, recante: “Norme per la promozione e l’inclusione scolastica degli studenti con disabilità, a norma dell’art. 1, commi 180 e 181, lettera c) della legge 13 luglio 2015, n. 107” ( Atto del Governo n. 86).

Il Senatore Mario Pittoni, ha dato la parola ai rappresentanti sindacali e ai deputati presenti, cominciando dallo Snals-Confsal.

Gli auditi hanno illustrato le rispettive memorie già consegnate in commissione.

 

La posizione dello Snals-Confsal

La delegazione Snals-Confsal ha illustrato la propria memoria, nella quale è contenuta la posizione del nostro sindacato. Ha focalizzato alcuni aspetti positivi e alcune criticità delle disposizioni integrative e correttive contenute nello schema di D.Lgs correttivo. Tra le criticità, ha evidenziato che il decreto inclusione non interviene sul principio in base al quale per realizzare le riforme bisogna favorire le occasioni per il cambiamento e creare condizioni di fattibilità. Viene invece ribadita la norma sull’ “invarianza di spesa e il rispetto del limite dell’organico docente e ATA”

La delegazione Snals ha proposto tre raccomandazioni che riportiamo in sintesi:

  • la continuità didattica, (13, co 3 del decreto correttivo) è un obiettivo condivisibile, ma ad avviso dello Snals, si garantisce con la stabilizzazione dei posti e le immissioni in ruolo.
  • Assegnazione dei posti di sostegno

(art. 10 decreto correttivo). Il dirigente invia all’USR la richiesta dei posti di sostegno e l’Ufficio assegna le risorse nell’ambito dell’organico dell’autonomia per i posti di sostegno.

Su tale richiesta il Gruppo per l’Inclusione Territoriale (GIT) nominato dall’Ufficio, può esprimere un parere difforme. Altra criticità, questa, che può confliggere con il principio del protagonismo delle scuole nella progettazione dei percorsi di inclusione.

  • Le prestazioni e le competenze

(art. 3 D.Lgs n. 66/2017 e art. 3 decreto correttivo).

Sono rimaste le stesse, mentre, per lo Snals-Confsal, cambiare le prospettive dell’inclusione, vuol dire intervenire sull’intero sistema, su tutti gli attori coinvolti. Gli organici dei docenti di sostegno e del personale ATA sono del tutto insufficienti per far fronte alle esigenze di quasi 250 mila alunni con disabilità e per garantire pienamente il diritto allo studio, la continuità didattica, la qualità dell’offerta formativa.

L’allarme lanciato dallo Snals  è in linea con quello  della Corte dei Conti che, nel 2018, ha rilevato “…la farraginosità dell’impianto, la genericità delle intese e un’estrema frammentarietà degli interventi”.

 “In conclusione, per lo Snals-Confsal – si legge nella memoria– una concreta integrazione passa attraverso la programmazione e attribuzione di organici sufficienti e stabili, l’assolvimento dei compiti e delle competenze da parte di ogni attore del sistema inclusione scuola, l’assegnazione di finanziamenti certi e continui, l’impiego di misure per accompagnare e supportare le scuole mettendo a disposizione molti strumenti, la formazione del personale”

Per gli approfondimenti si rinvia al testo integrale della memoria Snals-Confsal, pubblicato in area riservata.

Il TAR per il Lazio, con sentenza n.6233/2019, ha censurato l’operato della “Commissione plenaria nella seduta in cui sono stati fissati i criteri di valutazione, con conseguente annullamento in toto della procedura concorsuale”.

La decisione di annullamento della prova scritta  si basa  sulla circostanza per cui alcuni commissari presenti alla seduta in cui si ratificavano i criteri di valutazione avrebbero tenuto dei corsi di preparazione al concorso e un commissario ricopre anche un ruolo politico.

Adesso il Miur deve adire il Consiglio di Stato affinchè si esprima  in via definitiva sulla questione.

Auspichiamo che qualsiasi ulteriore decisione sia  assunta con  tempestività per garantire la certezza del diritto, la tutela dei candidati nonché  il regolare avvio del prossimo anno scolastico.

In allegato il testo della sentenza

sentenza Marone 2 luglio