Nella mattinata del 19 febbraio 2019, il Segretario generale, Elvira Serafini ha rilasciato un’intervista a Radio Radicale, realizzata da Valeria Manieri, della durata di 13 min. circa, riguardante la Scuola e le riforme possibili:

  • cosa resta della riforma della buona scuola;
  • come costruire un sistema integrato tra territorio, scuola, politiche attive del lavoro.

Nel corso dell’intervista ha trattato i temi: Autonomia, Governo, Istruzione, Riforme, Scuola, Sindacato.

L’intervista è ascoltabile al link: https://www.radioradicale.it/scheda/566330

L’articolo 23 del decreto legge sul reddito di cittadinanza e pensioni prevede la possibilità per i dipendenti pubblici che accedono al pensionamento con quota 100 (62 anni e 38 anni di contribuzione) o con pensione anticipata (41 anni e 10 mesi per le donne; 42 anni e 10 mesi per gli uomini) di presentare richiesta di finanziamento per percepire un anticipo sul TFS/TFR spettante, in ragione di € 30.000.

Tale richiesta andrà inoltrata alle banche e agli istituti finanziari che aderiranno ad un apposito accordo.

Ad oggi le modalità, i tassi d’interesse, i tempi di erogazione non sono conosciuti, in quanto le convenzioni dovranno essere stipulate entro 60 giorni dall’uscita del decreto.

L’articolo 23 stabilisce che il pagamento dell’indennità di fine servizio sia “corrisposta al momento in cui il soggetto avrebbe maturato il diritto alla corresponsione stessa” secondo quanto stabilito dall’articolo 24 del Decreto Legge n. 201, del 6 dicembre 2011.

Poiché i requisiti a cui si fa riferimento sono, attualmente, 67 anni per la pensione di vecchiaia, 41 anni e 10 mesi (donne) o 42 anni e 10 mesi (uomini) per la pensione anticipata, molti sperano che si possa ottenere l’anticipo del TFS/TFR al raggiungimento dei requisiti per la pensione di anzianità.

Purtroppo, i pensionandi potranno raggiungere solo il requisito dei 67 anni, a meno di ulteriori interventi normativi.

L’unica certezza è che sia coloro che usufruiranno di questo anticipo che quelli che non ne volessero usufruire, andando in pensione con quota 100, quindi pensione anticipata, percepiranno il pagamento del TFS/TFR alla decorrenza del raggiungimento dell’età pensionabile, 67 anni di età, con applicazione della tempistica dei 24 mesi (+3) di attesa per la prima quota lorda di € 50.000 euro e il differimento all’anno seguente la seconda e in alcuni casi la terza dopo un ulteriore anno dalla seconda

Verrà applicata la tempistica dei 24 mesi (+3) di attesa per la prima quota lorda di € 50.000 euro, il differimento della seconda quota all’anno seguente e, in alcuni casi, il differimento della terza dopo un ulteriore anno dalla seconda.

Poiché alcuni iscritti, allettati dalla possibilità di percepire anticipatamente i 30.000 euro, sembrano intenzionati a chiedere il pensionamento con quota 100, è stato preparato un prospetto riepilogativo.

Lo schema evidenzia la data in cui si percepirà il TFS (buonuscita) sia nel caso in cui si utilizzi quota 100 nel 2019, sia nel caso in cui si utilizzi il pensionamento anticipato secondo la legge Fornero.

Schema Pagamento TFS/TFR con pensionamento al 2019, quota 100, e pensione anticipata  alla maturazione legge Fornero.

Il prospetto che segue intende evidenziare la data in cui si percepirà il TFS (buonuscita) utilizzando il pensionamento con quota 100  e la data in cui si percepirà il TFS, rimanendo in servizio e andando in pensione anticipata secondo la legge Fornero, la stessa.

Differimento pagamento TFS/TFR

Pensionamento con quota 100 e pensione anticipata nel 2019 .

Bisognerà attendere i 67 anni

Ipotesi  pagamento con  pensionamento aspettando i requisiti per la pensione anticipata Legge Fornero per coloro che hanno

almeno 38 anni di contribuzione al 2019.

Età alla

data del pensiona

mento

Compi mento

67 anni

Pagamen

to prima quota dopo 24 mesi

Pagamento Seconda quota TFS/TFR

Contri buti al 31.12.

2019

Data in cui si sarebbe percepita la prima quota  TFS/TFR, tenuto conto dei 24 mesi dalla maturazione dei  41 anni e 10 mesi donna e 42 anni e 10 mesi uomo

Seconda quota

TFS/TFR dopo 1 anno

      Donna Uomo Donna Uomo

62 anni

2024 2026 2027 38 2023 2025 2024 2026 2026

2027

63 anni

2023 2025 2026 39 2022 2024 2023 2025 2025

2026

64 anni

2022 2024 2025 40 2021 2023 2022 2024 2024

2025

65 anni

2021 2023 2024 41 2020 2022 2021 2023 2023

2024

66 anni

2020 2022 2023 42 2020 2022

2022

A cura del referente pensionati snals ‐ Salvatore Di Battista  18.02.2019

 

Un appello dei sindacati scuola e del mondo dell’associazionismo per fermare la regionalizzazione del sistema di istruzione

I sindacati scuola e il mondo dell’associazionismo, con l’appello che di seguito si riporta, esprimono il loro più netto dissenso riguardo alla richiesta di ulteriori e particolari forme di autonomia in materia di istruzione avanzata dalle Regioni Veneto, Emilia Romagna e Lombardia, a cui sono seguite quelle di altre regioni. Si tratta di un’ipotesi che pregiudica la tenuta unitaria del sistema nazionale in un contesto nel quale già esistono forti squilibri fra aree territoriali e regionali. I diritti dello stato sociale, sanciti nella Costituzione in materia di sanità, istruzione, lavoro, ambiente, salute, assistenza vanno garantiti in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale.

E’ un appello alla mobilitazione rivolto al mondo della scuola e alla società civile per fermare un disegno politico disgregatore dell’unità e della coesione sociale del Paese.

L’appello sarà oggetto di discussione in tutti i luoghi di lavoro e si definiranno anche modalità di raccolta delle adesioni per quanti, singoli o associazioni, intendessero sottoscriverlo.

Contro la regionalizzazione del sistema di istruzione

Come è noto, le Regioni Emilia Romagna, Lombardia e Veneto hanno, tra l’altro, chiesto al Governo forme ulteriori e condizioni specifiche di autonomia in materia di istruzione e formazione.

L’obiettivo è quello di regionalizzare la scuola e l’intero sistema formativo tramite una vera e propria “secessione” delle Regioni più ricche, che porterà a un sistema scolastico con investimenti e qualità legati alla ricchezza del territorio. Si avranno, come conseguenza immediata, inquadramenti contrattuali del personale su base regionale; salari, forme di reclutamento e sistemi di valutazione disuguali; livelli ancor più differenziati di welfare studentesco e percorsi educativi diversificati. Di fatto viene meno il ruolo dello Stato come garante di unità nazionale, solidarietà e perequazione tra le diverse aree del Paese; ne consegue una forte diversificazione nella concreta esigibilità di diritti fondamentali.

La proposta avanzata dalle Regioni si basa sulle previsioni contenute nell’art. 116 della Costituzione, modificato dalla riforma del Titolo V approvata nel 2001, che consente a ciascuna Regione ordinaria di negoziare particolari e specifiche condizioni di autonomia. Fino ad oggi quelle disposizioni non erano mai state applicate, essendo peraltro già riconosciute alle Regioni potestà legislativa regionale esclusiva e concorrente in molte materie; ora invece, nelle richieste avanzate da Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, gli effetti dell’autonomia regionale ulteriormente rinforzata investono l’intero sistema dell’istruzione con conseguenze gravissime. Vengono meno principi supremi della Costituzione racchiusi nei valori inderogabili e non negoziabili contenuti nella prima parte della Carta costituzionale, che impegnano lo Stato ad assicurare un pari livello di formazione scolastica e di istruzione a tutti, con particolare attenzione alle aree territoriali con minori risorse disponibili e alle persone in condizioni di svantaggio economico e sociale.

La scuola non è un semplice servizio, ma una funzione primaria garantita dallo Stato a tutti i cittadini italiani, quali che siano la regione in cui risiedono, il loro reddito, la loro identità culturale e religiosa.

L’unitarietà culturale e politica del sistema di istruzione e ricerca è condizione irrinunciabile per garantire uguaglianza di opportunità alle nuove generazioni nell’accesso alla cultura, all’istruzione e alla formazione fino ai suoi più alti livelli.

Forte è la preoccupazione che l’intero percorso venga gestito con modalità che non consentono un’approfondita discussione di merito, dal momento che le Camere potrebbero essere chiamate non a discutere e a valutare, ma unicamente a pronunciarsi su ciò che le Regioni richiedenti e il Governo avranno precedentemente sottoscritto; tutto ciò con vincoli giuridici decennali.

Con l’introduzione dell’autonomia differenziata, che destruttura il modello configurato dalla Costituzione Repubblicana, si portano a compimento scelte politiche che più volte negli ultimi anni hanno indebolito le condizioni di vita delle persone e della società.

A nulla valgono le rassicurazioni circa il fatto che alcune Regioni richiedenti non avrebbero in termini finanziari niente di più di quello che oggi spende lo Stato per i servizi trasferiti. Quelle   Regioni insistono in realtà nel voler stabilire i trasferimenti di risorse sulla base della riduzione del cosiddetto “residuo fiscale”, cioè la differenza fra gettito fiscale complessivo dei contribuenti di una regione e restituzione in termini di spesa per i servizi pubblici.

Sarà quindi inevitabile l’aumento del divario tra nord e sud e tra i settori più deboli e indifesi della società e quelli più abbienti. In tale contesto, dunque, una scuola organizzata a livello regionale sulla base di specifiche disponibilità economiche, rappresenta una netta smentita di quanto sancito dagli articoli 3, 33 e 34 della Costituzione a fondamento del principio di uguaglianza, cardine della nostra democrazia, e lede gravemente altri principi come quello della libertà di insegnamento.

La scuola della Repubblica, garante del pluralismo culturale e preposta a rimuovere ogni ostacolo economico e sociale è, e deve essere, a carico della fiscalità generale nazionale, semplicemente perché esprime e soddisfa l’interesse generale.

Un Paese che voglia innalzare il proprio livello d’istruzione generale deve unificare, anziché separare: unificare i percorsi didattici, soprattutto nella scuola dell’obbligo; garantire, incrementandola, l’offerta educativa e formativa e le possibilità di accesso all’istruzione fino ai suoi livelli più elevati; assicurare la qualità e la quantità dell’offerta di istruzione e formazione in tutto il Paese, senza distinzioni e gerarchie.

Regionalizzare la scuola e il sistema educativo e formativo significa prefigurare istituti e studenti di serie A e di serie B a seconda delle risorse del territorio; ignorare il principio delle pari opportunità culturali e sociali e sostituirlo con quello delle impari opportunità economiche; disarticolare il CCNL attraverso sperequazioni inaccettabili negli stipendi e negli orari dei lavoratori della scuola che operano nella stessa tipologia di istituzione scolastica, nelle condizioni di formazione e reclutamento dei docenti, nei sistemi di valutazione, trasformati in sistemi di controllo; subordinare l’organizzazione scolastica alle scelte politiche – prima ancora che economiche – di ogni singolo Consiglio regionale; condizionare localmente gli organi collegiali. Significa in sostanza frantumare il sistema educativo e formativo nazionale e la cultura stessa del Paese. Questa frammentazione sarà foriera di una disgregazione culturale e sociale che il nostro Paese non potrebbe assolutamente tollerare, pena la disarticolazione di un tessuto già fragile, fin troppo segnato da storie ed esperienze non di rado contrastanti e divisive.

Per questo lanciamo il nostro appello ad un generale e forte impegno civile e culturale, affinché si fermi il pericoloso processo intrapreso e si avvii immediatamente una confronto con tutti i soggetti istituzionali e sociali.

Di fronte ai pericoli della strada intrapresa, intendiamo mobilitarci, a partire dal mondo della scuola, perché si apra un grande dibattito in Parlamento e nel Paese, che coinvolga i soggetti di rappresentanza politica e sociale e tutti i cittadini, come si richiede per una materia di tale importanza per la vita delle persone e dell’intera comunità nazionale.

Contrastare la regionalizzazione dell’istruzione in difesa del principio supremo dell’uguaglianza e dell’unità della Repubblica è un compito primario di tutte le forze politiche, sindacali e associative che rendono vivo e vitale il tessuto democratico del Paese.

Roma, 14 febbraio 2019

ADERISCI!

#RestiamoUniti

 

Promotori :

Sindacati: Flc CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola RUA, Gilda Unams, SNALS Confsal, Cobas, Unicobas Scuola e Università.

Associazioni: Associazione Nazionale Scuola per la Repubblica, AIMC, CIDI, MCE, UCIIM, IRASE, IRSEF IRFED, Proteo Fare Sapere, Associazione Docenti Art. 33, CESP, Associazione Unicorno-L’altra Scuola, Link, Lip scuola, Manifesto dei 500, Rete degli studenti medi, Rete della conoscenza, Unione degli Studenti, Uds, Udu.

 

 

 

Entro il 15 marzo 2019 devono essere prodotte, da parte del personale di ruolo interessato, le istanze di trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale per l’a.s. 2019/20.

L’Amministrazione scolastica può costituire rapporti di lavoro a tempo parziale per il personale docente ed ATA, sia all’atto dell’assunzione sia mediante trasformazione di rapporti a tempo pieno su richiesta dei dipendenti interessati.

I limiti massimi di accoglimento delle richieste è del 25% della dotazione organica complessiva di personale a tempo pieno di ciascuna classe di concorso a cattedre o posti o di ciascun ruolo e, comunque, entro i limiti di spesa massima annua previsti per la dotazione organica medesima.

Per il reclutamento del personale a tempo parziale si applica la normativa vigente in materia per il personale a tempo pieno.

Ai fini della costituzione di rapporti di lavoro a tempo parziale si deve, inoltre, tener conto delle particolari esigenze di ciascun grado di istruzione, anche in relazione alle singole classi di concorso a cattedre o posti, ed assicurare l’unicità del docente, per ciascun insegnamento e in ciascuna classe o sezioni di scuola dell’infanzia, nei casi previsti dagli ordinamenti didattici, prevedendo a tal fine le ore di insegnamento che costituiscono la cattedra a tempo parziale.

Con ordinanza del Miur, previa intesa con i Ministri dell’Economia e della Funzione Pubblica, sono determinati i criteri e le modalità per la costituzione dei rapporti di lavoro in part time, nonché la durata minima delle prestazioni lavorative, che deve essere di norma pari al 50% di quella a tempo pieno.

In particolare, con la stessa ordinanza, sono definite le quote percentuali delle dotazioni organiche provinciali, per ciascun ruolo, profilo professionale e classe di concorso a cattedre, da riservare a rapporti a tempo parziale, in relazione alle eventuali situazioni di soprannumero accertate.

In base alla norma vigente, a fronte di un’istanza del lavoratore interessato, l’amministrazione non ha un obbligo di accoglimento, né la trasformazione avviene in maniera automatica. Infatti, la disposizione prevede che la trasformazione “può” essere concessa entro 60 giorni dalla domanda.

La legge fa riferimento a particolari condizioni ostative alla trasformazione, essendo state tipizzate ex ante le cause che precludono l’accoglimento della domanda.

Pertanto, in presenza del posto nel contingente e in mancanza di tali condizioni preclusive [che riguardano il perseguimento dell’interesse istituzionale e il buon funzionamento dell’amministrazione] il dipendente è titolare di un interesse tutelato alla trasformazione del rapporto, ferma restando la valutazione da parte dell’amministrazione relativamente alla congruità del regime orario e alla collocazione temporale della prestazione lavorativa proposti.

Comunicato stampa

Serafini (Snals): impegno e sacrifici nel Sud ci sono. Da soli non bastano

Roma, 12-02-2019  – “La scuola è un sistema molto complesso e fermarsi a poche battute non serve.” – dichiara Elvira Serafini, segretario generale dello Snals-Confsal, che aggiunge –  “La scuola al Sud ha anche bisogno di risorse per risolvere gli annosi problemi di cui soffre non certo da oggi. L’impegno e i sacrifici a cui si è riferito il Ministro sono parte dell’azione quotidiana di dirigenti, docenti e personale Ata, ma da soli non bastano. Ci vuole un piano pluriennale per tutta la scuola italiana e in particolare per quella del Mezzogiorno, per potenziare la didattica, il sostegno, le infrastrutture e i laboratori. Ci vogliono investimenti nell’edilizia scolastica”.

“In realtà – ha concluso Serafini – tutti devono fare la loro parte con grande responsabilità per far sentire la scuola meno sola, a cominciare dalla politica, che deve tornare a investire sull’istruzione e sulla formazione, riconoscendo al personale e ai docenti il ruolo sociale che loro è dovuto, cominciando dal rinnovo dei contratti e dagli aumenti stipendiali.”

Elvira Serafini

Leggi anche https://www.orizzontescuola.it/serafini-snals-impegno-e-sacrifici-nel-sud-ci-sono-da-soli-non-bastano/ 

Oltre alla formazione in presenza già annunciata e che avrà inizio a breve

lo Snals /Confsal mette gratuitamente a disposizione di tutti gli iscritti

allo Snals un corso di formazione on line per prepararsi al prossimo

concorso per DSGA.

Siamo sicuri che questo nuovo strumento aiuterà tutti i nostri iscritti

a preparasi al meglio per la prossima prova concorsuale  non solo perchè

accessibile h24  ma anche per lo spessore culturale dei contenuti ,

la bontà delle esercitazioni e la possibilità di autovalutarsi .

Per acquisire le credenziali di accesso alla piattaforma gli iscritti possono

rivolgersi al segretario provinciale prof .Vito Masciale presso la sede

provinciale .

In allegato la locandina e il programma del corso

LOCANDINA CORSO DSGA (1)

SCHEDA DIDATTICA CORSO DSGA (1)

 

Elvira Serafini

il testo dell’intervista pubblicata il 05.02.2018 su Orizzonte Scuola:

“Rivendichiamo molte richieste sulla scuola – precisa – ora attendiamo delle risposte, vedremo se saremo ascoltati”.

Elvira Serafini, cosa si aspetta dal Governo del cambiamento?

“Attendiamo dei cambiamenti da questo governo, ma non nella direzione presa. Certo, qualche miglioramento lo vediamo. Ma i problemi aperti restano tanti, ad esempio quello dei precari, per i quali chiediamo la stabilizzazione di chi ha 36 mesi di servizio. La legge sulla Quota 100 indurrà un numero elevatissimo di persone ad anticipare il pensionamento e il 1° settembre avremo criticità a tutto campo. Ancora una volta si ricorrerà all’utilizzo dei precari e quindi si creerà una situazione paradossale per cui da una parte non si stabilizzano i precari e dall’altra si tampona la criticità con i precari. Quanto ai concorsi, non ci piace la limitazione della possibilità di partecipare per una sola classe di concorso, perché il possesso di una laurea apre naturalmente a più classi di concorso”.

Nulla di nuovo rispetto al passato, par di capire.

“Assolutamente nulla di nuovo”.

Avete visto almeno delle aperture?

“Rivendichiamo molte richieste sulla scuola, ora attendiamo delle risposte, vedremo se saremo ascoltati. Siamo già a febbraio, dobbiamo affrontare i problemi per tempo. Il cambiamento va bene, ma solo se in senso positivo e, al momento, le criticità di cui dicevo si vanno accentuando. E non mi riferisco solo ai docenti, parlo anche del personale Ata, che è in grande sofferenza, dei Dirigenti scolastici e dei Dsga. I problemi sono gravissimi, con la fuoriuscita dei dirigenti e con i concorsi ancora in essere. Il concorso per i Dsga è stato annunciato, ma la fase attuativa non è ancora partita”.

E poi c’è il vostro contenzioso con i ricorsi in Tribunale in favore degli assistenti amministrativi.

“Sono ricorsi per i facenti funzione, perché in questi anni tanti assistenti amministrativi hanno ricoperto la funzione di Dsga. Hanno acquisito competenze importanti e noi chiedevamo una corsia preferenziale per questo personale”.

E invece?

“Il Miur si è limitato a considerare gli anni di servizio come punteggio agevolato. La situazione era così già con i governi precedenti e questa categoria ha ora delle grandi attese. Un Dsga ha reggenze su più istituti, svolge un ruolo che non va sottovalutato, è alla pari di chi dirige la scuola. Il concorso per i Dirigenti scolastici però lo abbiamo ottenuto, speriamo che si concluda per il 1° settembre. Ci chiediamo: siamo già a febbraio, ce la faremo? Occorrerebbe una forte accelerata”.

Veniamo al nuovo contratto del personale della scuola. A che punto siamo?

“Dal 1 gennaio stiamo chiedendo alla Funzione Pubblica la riapertura delle trattative per il rinnovo contrattuale del triennio 2019-2021. Abbiamo avuto già un incontro con la ministra Bongiorno e con il presidente del Consiglio Conte. Purtroppo ci hanno detto che le risorse sono irrisorie. Si parla di soli 20 o 30 euro”.

Lei parla di Funzione pubblica, molti docenti e altri sindacati rivendicano una funzione separata per l’istruzione.

“Noi facciamo parte del pubblico impiego, non siamo privati”.

Si contesta il fatto che nel pubblico impiego gli insegnanti guadagnano di meno rispetto agli altri comparti pubblici e che quando poi gli stipendi aumentano della stessa percentuale, finisce che quella forbice aumenti.

“E’ un fatto che i dipendenti di altri comparti pubblici guadagnino di più. La forbice è un problema serio. Ci vuole una maturazione culturale nel Paese che rivaluti l’istruzione”.

Come? Tutti i politici parlano di stipendi europei, almeno in campagna elettorale

“Da tempo chiediamo l’adeguamento degli stipendi dei docenti a quelli dell’Eurozona, però con le poche risorse messe a disposizione finora non ci si avvicina neanche un po’all’Eurozona”.

Dallo stipendio alla dignità professionale il passo è breve.

“Siamo stati sviliti sul piano professionale. Non solo da questo governo, ma da un decennio a questa parte si è persa l’attenzione verso la professione, fino al colpo di grazia della Legge 107/2015. I casi di bullismo, anche quello dei genitori che si ribellano contro il personale docente e Ata, o che insorgono per un voto negativo del figlio, sono tutti fenomeni che partono da lontano, cioè dalla poca considerazione per il comparto dell’istruzione e della ricerca. Occorre dare una spinta per la riqualificazione dell’istruzione, perché da lì parte la formazione del cittadino di domani”.

In che termini la legge 107 è il colpo di grazia dal vostro punto di vista?

“Ha svilito l’importanza dell’istruzione. Si pensi alla chiamata diretta del docente di ruolo da parte del dirigente, che per fortuna è stata eliminata da questo governo. Ora i docenti ritornano ad essere titolari nelle scuole dove prestano servizio di ruolo. La non appartenenza a una istituzione scolastica aveva creato una situazione scolastica di instabilità”.

Qualcuno paventa il rischio che non sia stata eliminata definitivamente.

“No, è stata eliminata, si può stare tranquilli”

E’ stata dunque restituita almeno un po’ di serenità. Ma non si può individuare nessun aspetto positivo nella chiamata diretta dei prof?

“Non c’è nessun aspetto positivo. In astratto, i dirigenti sceglievano i docenti in base al curriculum, ma non è il curriculum che fa un buon docente. Si devono guardare i titoli, i master, gli anni di servizio che hanno garantito la posizione in graduatoria. Venendo a mancare la chiamata diretta, ora si ritorna a rispettare le graduatorie”.

Che idea si è fatta del contestato bonus del merito introdotto dalla legge 107 per premiare professori migliori dell’istituto?

“Siamo favorevoli, ma serve una rivisitazione dei criteri per la scelta dei docenti da premiare. I criteri devono essere trasparenti e condivisi con i sindacati anno per anno, a livello ministeriale e non sui tavoli periferici”.

Si ripetono sempre più spesso episodi di maltrattamento di piccoli alunni da parte di insegnanti. Cosa pensa dell’idea di introdurre le telecamere in aula?

“Quando veniamo a conoscenza di questi casi li condanniamo e ci schieriamo dalla parte dei genitori e degli studenti. Non è pensabile difendere quei docenti. Quanto alle telecamere vanno esaminati i casi, uno a uno. C’è il rischio concreto di esagerare e di entrare indebitamente nel circuito educativo. Essere controllati a vista non crea certo una situazione tranquilla per il docente che ha condotto finora il proprio lavoro in serenità”.

Pure le impronte biometriche sono state immaginate da qualche ministro, stavolta per reprimere l’assenteismo dei dipendenti.

“Non vedo come il tema possa riguardare la scuola. Come si fa a non scoprire subito che una classe di ventiquattro alunni è rimasta senza insegnante?”

(Vincenzo Brancatisano) – Orizzonte Scuola

Il Miur, con nota 31 gennaio 2019, prot. n. 1981, alla luce delle disposizioni normative introdotte dalla legge di bilancio 2019, che prevedono di poter recuperare in favore dell’Erario statale le disponibilità finanziarie attualmente giacenti nei bilanci delle istituzioni scolastiche ed inutilizzabili dalle stesse, stante il vincolo di destinazione originario, ha comunicato che entro il 30 aprile 2019 le istituzioni scolastiche devono adempiere all’obbligo di versare all’entrata del bilancio dello Stato somme giacenti per spese di pulizia, progetti triennali ed altre risorse finanziarie divenute inutilizzabile per le finalità originarie.

Le somme che devono essere oggetto di versamento in conto entrata devono intendersi:

  • quelle relative alla realizzazione di attività progettuali in materia di formazione e sviluppo dell’autonomia scolastica, rimaste inutilizzate per tre esercizi finanziari consecutivi;
  • quelle derivanti da trasferimenti da parte del MIUR per spese di pulizia riferibili ad esercizi finanziari pregressi, per le quali non vi siano ancora delle pendenze o delle contestazioni in atto;
  • ogni altra risorsa finanziaria giacente in bilancio, rispetto alla quale non vi siano ancora delle pendenze o delle contestazioni in atto, che sia riferita ad esercizi pregressi, che sia caratterizzata dalla sussistenza di un vincolo di destinazione e che sia divenuta inutilizzabile per le finalità originarie.

Il versamento dovrà essere effettuato al Capo XIII capitolo 3550 articolo 6 “Altre entrate di carattere straordinario” al seguente IBAN: IT4800100003245348013355006, indicando la seguente causale: “Versamento comma 783 L. 145/2018” entro e non oltre il 30 aprile 2019. Eventuali ritardi o omissioni comportano l’insorgere di “responsabilità dirigenziale e obbligo di segnalazione alla Corte dei conti” per i risvolti in termini di responsabilità amministrativo-contabile.

Gli istituti scolastici dovranno inviare copia attestante l’avvenuto versamento effettuato all’indirizzo e-mail: dgruf.ufficio9@istruzione.it.

Innovazioni contrattuali, legislative ed amministrativo-contabili per dirigenti scolastici, direttori dei servizi generali e amministrativi, assistenti amministrativi e dirigenti sindacali Snals” è stato il tema di un seminario di formazione promosso dallo Snals Puglia, nell’Hotel Parco dei Principi, a Bari.

Di fronte ad una sala gremita da oltre 250 persone, Dirigenti scolastici e D.sga, Chiara de Bernardo, segretario regionale Snals Puglia, ha introdotto il seminario e ha coordinato i lavori. Sono seguiti gli interventi di Elvira Serafini, segretario generale nazionale Snals Confsal, sulla situazione politico-sindacale; di Anna Cammalleri, direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale Puglia, sul sistema scuola, il punto di vista della Puglia; di Francesca Busceti, dirigente del Miur, Ufficio IX, Dgruf, sul nuovo regolamento di contabilità; in video, è stato proiettato l’intervento di Salvatore Giuliano, sottosegretario di Stato al Miur, sulle innovazioni legislative della scuola. Nel pomeriggio, i lavori sono ricominciati con Giovanni de Rosa, responsabile nazionale Snals dirigenti scolastici, intervenuto sul nuovo contratto della dirigenza – area istruzione e ricerca; sono seguiti gli interventi dei partecipanti e il confronto con i relatori.

L’appuntamento ha rappresentato per lo Snals Puglia un momento importante di confronto con il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, con le istituzioni e con i referenti e i vertici dello stesso sindacato, per approfondire le innovazioni sui temi del contratto e della gestione amministrativa della scuola e per fornire uno strumento di formazione ai partecipanti su tutte le novità legislative ed amministrativo-contabili.

“Applicare una nuova norma comporta tante problematiche ha dichiarato il segretario regionale Snals Puglia Chiara de Bernardo. Per queste ragioni, abbiamo creato questa giornata di formazione, affinché la dirigenza, i direttori e tutto il personale della scuola possa comprendere meglio l’applicabilità della nuova norma, con la presenza e l’intervento dei relatori esperti. Abbiamo discusso, in particolare, della nuova norma contrattuale sulla dirigenza, sulla sua applicabilità e sulle relative responsabilità. Come sindacato Snals, intanto, abbiamo ribadito anche in questa giornata che faremo sempre gli interessi del popolo della scuola e dei nostri iscritti, al loro fianco”.

Prosegue intanto il confronto con il governo e riparte una nuova fase contrattuale. Elvira Serafini, segretario generale Snals, ha spiegato: “La situazione attuale suscita qualche preoccupazione seria, poiché la legge di bilancio non prevede risorse per tutto il comparto (istruzione, ricerca, università e Afam). Ho detto in precedenti incontri al ministro Bongiorno e al presidente del Consiglio dei ministri Conte che la situazione è insoddisfacente; siamo pronti a rivendicare il nuovo contratto. Il 31 dicembre è stato dichiarato in scadenza il precedente contratto che lo Snals non aveva firmato. Oggi aspettiamo una nuova fase contrattuale, ma auspichiamo che ci siano risorse adeguate (non venti o trenta euro in più). Speriamo di poter ottenere qualcosa in più. Il governo ha promesso nuove risorse. Siamo pronti a tutte le eventuali azioni di rivendicazione che andremo a promuovere nei mesi prossimi e a sollecitare la nostra base a continuare a seguirci e ha darci il suo sostegno”.

 

PIÙ TRASPARENZA NEL «PROGRAMMA ANNUALE» CON IL NUOVO REGOLAMENTO DI CONTABILITÀ

 

Il Miur ha emanato la circolare applicativa 74 (05/01/19) sul nuovo

Regolamento di contabilità delle scuole che come è noto sostituisce

quello in vigore dal 2001 ed è già operativo dal 1/1/2019.

La nuova circolare  rientra in una serie di azioni e di misure

di accompagnamento per avviare, con successo, nelle scuole le nuove

disposizioni.

Il nuovo testo, che  recepisce le novità normative che sono state introdotte

in questi anni, prevede anche una maggiore trasparenza nella stesura

del Programma annuale e, più in generale, nella rappresentazione

dei fatti contabili e gestionali. Infatti dovranno essere esplicitate con

chiarezza le finalità e le voci di spesa cui vengono destinati i contributi

volontari versati dalle famiglie o le risorse reperite attraverso le raccolte

di fondi, anche quelle effettuate attraverso l’adesione a piattaforme di

finanziamento collettivo.

L’obiettivo dichiarato è consentire gradualmente alle scuole di gestire

le spese in maniera semplificata e più efficiente, lavorando in modo

standardizzato e omogeneo su tutto il territorio nazionale, migliorando

i servizi verso alunni e famiglie e riducendo i carichi di lavoro delle segreterie.

Il regolamento prevede una serie di misure che puntano a migliorare il processo

di programmazione per evitare il rischio dell’esercizio provvisorio, a semplificare

le procedure di acquisto e a renderle omogenee, a razionalizzare la spesa delle

scuole e le fonti di finanziamento.

Tra le principali novità:

-tempistiche di programmazione della spesa più precise

-l’innalzamento della soglia per gli affidamenti diretti

-la promozione degli accordi di rete fra scuole per rendere

più efficace ed efficiente la spesa

-il recepimento delle novità normative in materia di ordinativo

informatico locale e fatturazione elettronica

-l’utilizzo delle tecnologie per gli incassi e i pagamenti

-indicazioni relative alla conservazione sostitutiva dei documenti

amministrativo contabili anche per ridurre la saturazione

degli archivi cartacei delle scuole,

-l’incremento dell’utilizzo di strumenti informatici per lo

svolgimento dei controlli di regolarità amministrativo-contabile.

Relativamente all’approvazione del programma annuale

sono stati ristretti i tempi per avviare l’eventuale

gestione provvisoria che sarà attivata  solo se tale approvazione

non venisse approvato entro 45 giorni dalla scadenza del 31 dicembre.

Il dirigente scolastico sarà tenuto ad informare di ciò l’Ufficio scolastico

regionale nel primo giorno lavorativo successivo al 31 dicembre.

Le scuole inoltre potranno occuparsi in proprio di lavori di piccola

manutenzione degli edifici scolastici, su delega dell’ente proprietario;

sarà possibile effettuare lavori urgenti salvo richiedere all’ente

proprietario il rimborso delle spese sostenute.